Il piano della polemica E’ esposto nel negozio Checcacci di Poggibonsi (Foto Ebran)Il direttore artistico della Chigiana Aldo Bennici, ha dichiarato alla Nazione che si "inventano storie per poi accusare l'Accademia di incuria quando mai è successo che l'ente abbia svenduto il proprio patrimonio". In effetti dal momento che la citata vecchia perizia sullo strumento sosteneva che per recuperare la funzionalità del gran coda, più antico che vecchio a nostro giudizio, sarebbero stati neccessari interventi molto costosi, si è ritenuto opportuno probabilmente che certi oneri potesse sostenerli l'accordatore Checcacci e non l'Accademia, all'epoca già proprietà della Banca Monte dei Paschi. Comunque, come fautori della verità e della giusta valutazione delle obiezioni mosse ci sembra opportuno e doveroso raccontare ancora una volta perchè il Corriere di Siena si è permesso di ritenere che quel gran coda abbia un grande valore storico-affettivo oltre che documentario. Il pianoforte Steinway per il solo fatto di essere stato ospitato per quaranta anni nel salone dei concerti dell'Accademia del conte Guido ha visto posare sulla sua tastiera mani assolutamente famose. Su quei tasti bianchi e neri si conservano le impronte digitali dei più grandi nomi della musica. Uno per tutti Prokofiev che suonò il pianoforte del conte nel 1926. Ma la lista è lunga. Proviamo a citarne altri: Ottorino Respighi nel 1925, Alfred Cortot che vi ha suonato nel 1924, 1926, 1935. E ancora, Arturo Rubinstein nel 1925, Carlo Zecchi nel 1926, Orowitz nel 1926 e 1930, e per arrivare ad epoche più vicine ai giorni nostri Magaloff nel 1955. Ma la lista è ben più lunga. Ci si potrebbe scrivere un libro su quello strumento che oggi, a maggior ragione, potrebbe tornare a suonare portando valore aggiunto al già inestimabile patrimonio chigiano. Tenere un concerto su uno strumento ammantato da una storia così romantica e affascinante permetterebbe uno sfruttamento del pianoforte assolutamente proficuo e redditizio. Ce ne fossero di storie così. E allora non resta che tornare a sottolineare la posizione iniziale: perché creare una battaglia di potere su un evento che da negativo potrebbe trasformarsi in opportunità positiva. E tutto per una impennata di orgoglio che oltretutto svilisce chi ha creduto di recuperare un gioiello perduto riportandolo nella sua legittima collocazione
Sonia Maggi